Lunar Park di Bret Easton Ellis

Posted on 4 giugno 2011

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Quando ami uno scrittore, quando uno scrittore ti ha segnato a tal punto da ispirarti nel tuo modo di scrivere, quando poi ti accingi a leggere un altro suo romanzo, mica lo fai con leggerezza. Perché da questo scrittore ti aspetti il massimo, non ti accontenti mica di un semplice bel romanzo. Questo è il caso di Bret Easton Ellis, e del suo Lunar Park. Ho preso tra le mani il libro con elevate aspettative e il timore di una cocente delusione.

È difficile definire Lunar Park. Potrebbe sembrare un romanzo horror alla Stephen King, ma così non è, anche se a tratti può farlo pensare. È sicuramente un romanzo di Ellis, non si smentisce. Questo sì. Per la dissipazione, le droghe, la descrizione di un mondo dei ricchi allo sfascio, umanamente parlando. È un romanzo tendenzialmente autobiografico, con uno scopo catartico e taumaturgico per l’autore: la ricucitura di un pessimo rapporto interiore con il padre deceduto da tempo, un tentativo di perdono. La particolarità è l’incontro dell’autore stesso con i personaggi dei suoi precendeti romanzi e racconti in Lunar Park,  un incontro scontro tra l’uomo, lo scrittore, i suoi incubi, i suoi fantasmi e i suoi demoni. Il sottile confine tra realtà, allucinazione e delirio viene varcato con grande padronanza, a tal punto che tu stesso, lettore, non riesci più a discriminarlo.

Non è un romanzo facile, e devo ammettere che a metà del libro, alcuni pezzi mi sembravano troppo ridondanti e lenti. Mi sono chiesto dove fosse andato a finire il primo Bret Easton Ellis minimalista e sincopato? Ne ho avuto nostalgia. Poi però, superata la metà, Lunar Park mi ha catturato e risucchiato. Non si lasciava mollare. Mi ha obbligato, piacevolmente, ad andare avanti fino al finale in un tour de force. La scrittura di Ellis, magistrale, è tornata prepotente, non ha lasciato scampo. E giunto al finale ho sentito il bisogno di rileggerne alcuni brani, e la quarta di copertina, e poi andare su internet a leggere le recensioni, per capire quanto ci sia di vero e quanto di finzione. E quando un romanzo ti cattura così e ci rimani attaccato dopo averlo finito, be’, non puoi negare che sia un gran bel romanzo!

Insomma Ellis in Lunar Park si è dimostrato all’altezza delle mie (elevate) aspettative. Non posso dargli cinque stellette perché a metà mi sono un po’ annoiato. Ma quattro e mezzo le merita tutte! (Peccato che aNobii non accetta le mezze misure!)

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