Non ci sono per nessuno

Posted on 8 maggio 2011

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È piacevole leggere un romanzo e scoprire diverse assonanze con il tuo. Questo è successo con la lettura di Non ci sono per nessuno di Beniamino Cavalli. Innanzitutto la casa editrice, entrambi i romanzi imbarcati sul bastimento peQuod dell’Italic, ma questo non c’entra, le assonanze sono altre. Cassonetti e Non ci sono per nessuno sono entrambi romanzi d’esordio e di formazione, non privi di alcune ingenuità caratteristiche dell’opera prima. I protagonisti sono giovani, e un po’ si completano. Nel romanzo di Beniamino sono adolescenti e trentenni, nel mio in quell’età di mezzo che va dai 19 ai 24. In entrambi i romanzi c’è un ragazzino che ruba un libro in una libreria, e non a caso. Perché il gioco del destino, che ordisce le sue trame all’oscuro dei protagonisti, in entrambe le storie si fa sentire, eccome. Poi c’è questa attenzione alla quotidianità, una descrizione puntigliosa dello scorrere del tempo attraverso l’analisi di singole giornate dove ogni azione entra in figura e acquisisce valore. Poi c’è l’amore, l’amicizia, la fatica di crescere e superare i propri limiti, e l’angoscia di rimanere incastrati in ingranaggi sociali più grandi di sé, con la conseguente angoscia di uniformarsi alla massa, per propria codardìa. Il tutto raccontato con tanta ironia e dolcezza.

Queste assonanze ha reso molto piacevole la lettura di Non ci sono per nessuno. Ma al di là di questo, il romanzo di Beniamino Cavalli è un romanzo leggero, nel senso positivo del termine, ossia che vai avanti a leggere senza accorgerti. Ti affezioni al protagonista. Tifi per lui. Perché anche lui, come il Peter di Cassonetti non vuole essere una delle tante gocce che sparisce senza lasciare segno, cazzo non vuole. Arrivi fino all’ultima pagina chiedendoti: ce la farà, a lasciarlo questo segno?

Beh, non vi svelo il finale. Nel frattempo Beniamino ce l’ha fatta! Complimenti!

Posted in: Libri, Narrativa