Recensione di Marco Candida su Luminol.it

Posted on 30 dicembre 2010

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Marco Candida (www.luminol.it, 28/12/2010)
Riporto di seguito la recensione dello scrittore Marco Candida per Luminol.it (blog dell’agenzia editoriale Pantagruel dedicato agli scrittori italiani esordienti). Davvero dettagliata! Mi ha emozionato…

“Cassonetti è una storia di studenti universitari interessante, piacevole. Lo diventa soprattutto da pagina sedici quando il protagonista ha il primo dialogo al telefono con la sua ex (impegnata a Parigi a studiare alla Sorbonne). Prima di questo dialogo quello che accade sembra in gran parte solo una serie di cliché ma dopo pagina sedici questi ultimi si trasformano negli ingredienti adatti per questo tipo di storie che se vengono bene possono anche essere parecchio gustose. 
In storie come queste le coloriture multietniche del viaggio e lo studio si mescolano, studiare non è restare, ma andarsene: che è un ossimoro dopotutto interessante giacché lo studium latino è parola  impegnativa, evoca polvere, silenzi, stanze chiuse e non viaggio, sesso, incasinamento, paranoie d’amore.

Ma tant’è, evidentemente lo studium universitario nel 2010 è diventato questo — specie poi se si sceglie una facoltà del cavolo. Per la verità il romanzo di Gianluca Antoni mostra bene la monotonia della vita dello studente universitario che diventa terreno fertile per il desiderio d’evasione e d’avventura che si finisce per trovare un poco ovunque nel discount sotto casa come in una nottata all’Exodus. Nel romanzo di Antoni tra altre cose curiose, che vivacizzano la narrazione, ho trovato anche una riflessione simpatica sulla monogamia dove si afferma che sarebbe assurdo nutrirsi esclusivamente di Nutella per il solo fatto che ci piace, che ne siamo innamorati. Così anche con le donne cambiare partner non è esattamente un tradimento, ma no. Se mangio un barattolo di marmellata non sto tradendo la Nutella allo stesso modo che se vado con Giuseppina non sto tradendo la mia compagna Maria Giovanna. L’impiccio in questa teoria (diciamolo visto che ne abbiamo la possibilità) è che mentre non fa male cambiare alimento ogni tanto, anzi è salutare, per il sesso è quasi quasi il contrario: bisogna far attenzione – altro che triangoli, rombi, pentagoni… 
Di Cassonetti è anche interessante notare quanto sia praticamente inutile raccontarne la trama: e forse questo dopotutto è un buon segnale. Peter, Valentina, Davide, Lara, Matteo, Elena, sono davvero l’everyman e l’everywoman e le loro storie e i loro intrecci sono talmente una fotografia del quotidiano banale dell’universitario medio (prepararsi da mangiare una carbonara o una aglio e olio o una bistecchina, andare alla Feltrinelli a farsi un giro per lasciarsi ammaliare da Pessoa dove aver passato in rassegna titoli e titoli di libri, andare a fare la spesa con l’amico al supermercato e star lì incerti se scegliere caciotta o pecorino o emmental, venire assediati dal compagno d’appartamento che deve fare la cacca mentre si sta sotto la doccia nudi, cose di questo genere, un campionario molto attento, per la verità, di quel che succede o potrebbe facilmente succedere un poco a tutti nella convivenza con compagni d’appartamento) che è inutile davvero star lì a raccontare. Basta dirlo, al lettore, chiaro e netto: questa storia parla di noi. Va però aggiunto che Cassonetti è sì una fotografia, ma che niente ha di cartolinesco. Non mi pare infatti ci siano particolari bellurie e imbellettamenti (sì, forse il nome dell’ex di Valentina Jean-Claude è un po’ da novelas-dipendenti, ma tutto sommato c’è l’ironia dell’autore a stemperare questi dettagli, a rendere il tutto leggero, carino, simpatico). 
Però ripetiamolo, perché ci sembra importante: la storia incomincia a pagina sedici. Lì la storia ha la sua impennata o meglio la sua morbida increspatura: perché questa storia non ha spigoli e angoli, non punzecchia, é assai maneggevole, come in fondo é giusto che sia. É a pagina sedici, ad ogni modo, che si presenta il conflitto che fa di questa storia una storia. Sì perché quando diciamo che una storia è un conflitto questo implica che quello che accade al di fuori del conflitto non è davvero interessante, è un contorno inutile, senza molto senso, che senso e interesse lo acquista solo se il conflitto c’è: allora la parte inutile assume una sua funzione, diventa una pausa o una riflessione o un divertissement e insomma può diventare mille cose, ma non è più inutile del tutto, ha un suo compito, c’è un motore che la trasporta da qualche parte. 
In questo romanzo pubblicato da Italic (Pequod) il conflitto è tra il quotidiano della vita universitaria e… l’amore, ossia nel caso di Peter, Valentina. Non è proprio come il conflitto tra il capitano Achab e Moby Dick scagliati nel mezzo dell’Oceano Atlantico (anche perché Valentina non ha per niente l’aspetto di una balena, ma al limite solo di un pesciolino d’acqua dolce, magari di un girino),  però pur sempre di un conflitto si tratta. E il conflitto comincia con l’apparizione,  proprio a pagina sedici, di Valentina. Che è poi un po’ quel che accade a tutti quanti noi: la nostra vita non ha molto senso finché non arriva quella pagina lì, che per alcuni può essere a pagina sedici, per altri a pagina trentaquattro, per altri a pagine due. L’importante però è che quella pagina arrivi, accidenti, prima che sia troppo tardi e le pagine finiscano: altrimenti si saranno vissuti (e al limite si avranno da raccontare) solo fatti freddi, segmenti tra loro sconnessi. Insomma quello che questa storia di Antoni ci suggerisce (magari involontariamente) è che non esiste banalità nella necessità. Se la storia è il conflitto e il conflitto è Valentina, la storia è Valentina. Più o meno come l’Iliade è Elena di Troia senza Valentina una storia come questa si autofagociterebbe nel suo titolo: ma questa storia invece a rischiararla, per fortuna, la sua buona stella ce l’ha.
Gianluca Antoni
, classe ‘68, vive a Senigallia. Tra le altre cose, ha pubblicato due guide per aiutare le persone a trovare il lavoro che piace. Cassonetti è il suo primo romanzo.”

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